Riceviamo e pubblichiamo l'articolo del compagno Marco Lamonica dalla Campania tratto dal primo numero di "Avanti Giovani"
La criminalità organizzata, con tutti i suoi immancabili corollari (microcriminalità emulativa, racket, contraffazione, appalti truccati, sfruttamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupe-facenti, traffico di rifiuti ecc.), è un atavico problema delle regioni meridionali.
Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una recrudescenza di questo fenomeno che ci ha mostrato tutta la sua pericolosa invasività.
Regioni come la Calabria e la Campania, infatti, sono balzate agli onori della cronaca per fatti di sangue che hanno particolarmente sconvolto l’opinione pubblica nazionale .
Sono ancora vivi nelle persone i ricordi dei terribili giorni dell’omicidio Fortugno, politico calabrese freddato dai sicari della ‘Ndrangheta mentre votava per le primarie del centrosinistra; così come nessuno ha dimenticato la guerra di camorra che per mesi ha attanagliato la Campania in una spirale di sangue che ha visto cadere decine di giovani sotto i colpi dei killer della camorra: non passava giorno senza un morto ammazzato, non passava giorno senza la ritorsione del clan a cui apparteneva.
Oggi gli analisti della Polizia e della DDA ci avvertono che anche in Sicilia si è rotta la “pax mafiosa” che governava gli equilibri criminali dell’isola da quindici anni; anche qui la guerra è iniziata, anche qui comincia il conteggio delle vittime.
E’ questo per il Meridione il problema più grave, il primo dei problemi; una piaga sociale che affligge questa terra da più di un secolo e deprime tutti gli spiriti liberi; soffoca gli aneliti di legalità di un popolo che orgogliosamente ha tentato più volte di alzare la testa, ma che, quasi sempre, è stato costretto a rimetterla sotto la sabbia perché lasciato solo da politici che hanno il pieno di presenze a convegni e a funerali ma che, vergognosamente, risultano assenti in Parlamento quando si tratta di votare una legge per la confisca e il riutilizzo dei beni sequestrati ai mafiosi che sia quanto meno “adoperabile”.
Un gruppo di economisti campani, mesi fa, condusse una ricerca per quantificare, nei limiti del possibile, l’indotto economico della camorra nella sola Campania.
Ebbene i risultati di questo studio furono strabilianti specie se si tiene conto della assoluta parzialità dei dati a disposizione: questi ricercatori hanno quantificato il “PIL“ della camorra, nella sola Campania, in una cifra che si aggira intorno a qualche decina di miliardi di euro!!!!! (sì, avete capito bene, “decina di miliardi di euro”).
D'altronde la cifra non desta particolare stupore tra gli addetti ai lavori che ci dicono che una sola “piazza di spaccio” (a Napoli le chiamano militarmente “basi”) è in grado di guadagnare anche 50.000 euro in un giorno, (a Napoli se ne contano almeno 100, senza contare la cintura metropolitana) a cui si aggiungono tutte le altre fiorenti attività delinquenziali gestite, su tutte appalti, racket e immondizia.
Mesi fa uno scrittore emergente, Roberto Saviano, balzò in cima alle vendite con un bellissimo libro in cui spiegava dettagliatamente gli affari e le usanze dei boss della camorra casertana, diventando a suo modo famoso e guadagnandosi parecchie minacce di morte.
Ebbene Saviano non si era inventato nulla, aveva semplicemente attinto informazioni da atti di inchieste della DDA oramai non più secretati, quindi pubblici per tutti.
C’era davvero bisogno del coraggio di questo fantastico scrittore per portare a conoscenza dell’o-pinione pubblica affari e liturgie che a quanto pare conoscevano in tanti?
I politici o i giornalisti che sovente gli lisciano il pelo dove erano?
In letargo, probabilmente, o forse ritenevano più importanti le dritte di lady Mastella su come educare la famiglia.
Di questo silenzio, di questo far finta di niente, di questo voltarsi dall’altra parte, si foraggia quotidianamente la cultura dell’antistato, anzi, proprio grazie a questo, l’antistato si annida nella società e si fa Stato, cosicchè a Napoli per avere uno sfratto esecutivo i cittadini non si rivolgono più ai tribunali, ma alla camorra che spesso è più efficiente.
I conti e i pensieri corrono velocemente così come il sogno di provare a immaginare quanta ricchezza produrrebbe, quanto lavoro nero emergerebbe o, semplicemente, come sarebbe bella la vita in questa terra liberata da questo grave flagello sociale.
Noi, giovani socialisti italiani, lo facciamo spesso ed è per questo che ci interroghiamo e proviamo a immaginare soluzioni o, almeno, freni a questa dilagante cultura dell’antistato, a questa depressione continua e quotidiana della cultura della legalità e del vivere onestamente.
Ma non abbiamo la forza di imporle senza l’appoggio di quegli stessi politici che vengono nel Meridione solo in campagna elettorale, a fare promesse sempre disattese o ai funerali, in doppio petto, a mostrarci la loro falsa indignazione.
Noi giovani socialisti italiani ci indigniamo e non esitiamo a denunciare questo grave stato delle cose e condividiamo, con un grande meridionale morto ammazzato dalla mafia, il giudice Borsellino, che la mafia fa schifo e che bisogna rifiutare “il puzzo del compromesso morale”.
Non possiamo far altro che dire ai meridionali onesti: coraggio…. resistiamo, resistiamo, resistiamo !!!!!!
Marco Lamonica
lunedì 29 ottobre 2007
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